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	<title>Centro Diurno e Centro Notturno Anziani</title>
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	<description>Centro Diurno Anziani</description>
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		<title>Che differenza c&#8217;è tra il morbo di Alzheimer e quello parkinson ?</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 11:15:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>centro anziani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alzheimer diagnosi]]></category>
		<category><![CDATA[Alzheimer primi sintomi]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Morbo di Parkinson]]></category>
		<category><![CDATA[Parkinson]]></category>
		<category><![CDATA[Sindrome di alzheimer]]></category>

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		<description><![CDATA[alzheimer è caratterizzato da accumulo di materiale inerte tra le cellule nervose, che vengono compresse e distrutte. la patologia dà disturbi comportamentali e compromette le attività corticali più complesse: parole, ragonamento, memoria. Parkinson è dato dalla more di neuroni che non sono corticali, ma fanno parte di un complesso circuito di nuclei nervosi che prende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> alzheimer è caratterizzato da accumulo di materiale inerte tra le  cellule nervose, che vengono compresse e distrutte. la patologia dà  disturbi comportamentali e compromette le attività corticali più  complesse: parole, ragonamento, memoria.</p>
<p>Parkinson è dato dalla more di neuroni che non sono corticali, ma fanno  parte di un complesso circuito di nuclei nervosi che prende il nome di  &#8220;sistema dei gangli della base&#8221;, data la posizione alla base  dell&#8217;encefalo. questo sistema è quello che permette ad un movimento  pensato di attuarsi. mentre cammini, pensi di cambiare direzione e il  sistema dei gangli ti fa cambiare direzione (ovviamente questo è un  breve riassunto, i gangli sono davvero molto difficili da capire e  conosere). ora, il morbo di parkinson distrugge questi neuroni, quindi  tutti i cambiamenti sono resi difficoltosi. il paziente può camminare,  ma ha difficoltà a girarsi. si muove lentamente, perchè ha difficolta ad  attuare  movimenti pensati. le funzioni corticali superiori, che sono  compromesse nel alzheimer, qui sono assolutamente conservate.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Risposta tratta da: </em>http://www.neednote.it/question.php?id=2132</p>
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		<title>neurologia.it &#8211; parkinson</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 10:59:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>centro anziani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parkinson]]></category>

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		<description><![CDATA[A cura del Dr. Reinhard Prior &#8211; Specialista e Docente di Neurologia &#8211; Bari Prenotazione di visite e esami diagnostici: Tel. 080 528 92 69 Il morbo di Parkinson è una delle malattie neurologiche più frequenti ed è caratterizzato principalmente da disturbi del movimento muscolare, mentre l&#8217;intelletto e la personalità dei pazienti in molti casi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #b22222;"><span>A cura del Dr.           Reinhard Prior &#8211; Specialista e Docente di Neurologia &#8211;           Bari</span></span><br />
Prenotazione           di visite e esami diagnostici: Tel. 080 528 92           69</h2>
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<p>Il morbo di Parkinson è una delle malattie neurologiche           più frequenti ed è caratterizzato principalmente da           disturbi del movimento muscolare, mentre l&#8217;intelletto e           la personalità dei pazienti in molti casi e per molto           tempo non subiscono alterazioni di rilievo.</p>
<p>Si distinguono tre tipi di sintomi: Bradicinesia: una           lentezza generale del flusso dei movimenti con difficoltà           ad iniziare e arrestare movimenti come per esempio il           cammino, Rigidità muscolare del tronco e degli arti,           Tremore: un tremore particolare di gruppi muscolari che           si blocca appena il paziente inizia un movimento           volontario (tremore a riposo).</p>
<p>I sintomi iniziano gradualmente nella maggior parte dei           casi attorno ai 55 anni e aumentano lentamente; più           raramente, possono verificarsi in persone di giovane e           media età. La malattia è dovuta a una degenerazione di           particolari cellule nervose (neuroni dopaminergici della           sostanza nigra) nel tronco dell&#8217;encefalo. Questi neuroni           sono connessi con altri centri cerebrali (gangli basali)           e producono la dopamina, una molecola che intermedia la           comunicazione tra cellule nervose (neurotrasmettitore).           Con la neurodegenerazione del morbo di Parkinson viene a           mancare la dopamina e si crea uno squilibrio tra i centri           nervosi che controllano i movimenti automatici (sistema           extrapiramidale).</p>
<p>Per la maggior parte, i casi sono sporadici e non si           conoscono cause specifiche, anche se una serie di dati           recenti suggerisce una possibile causa tossica. Le rare           forme familiari sono dovute a mutazioni (errore spontaneo           della informazione genetica che comporta la sintesi di           proteine alterate) nei geni di alpha-sinucleina, parkina           e Dj-1. La sinucleina è una componente delle aggregazioni           intracellulari (corpi di Lewis) che accompagnano la           neurodegenerazione ed è attualmente nel centro           dell&#8217;interesse scientifico molecolare.</p>
<p>La farmacoterapia si basa sulla sostituzione della           dopamina (introdotta nel 1967, premio Nobel a Arvid           Carlsson nel 2000) e migliora drasticamente la qualità           della vita dei pazienti. Inoltre riduce le complicanze da           cadute e danneggiamenti cronici delle articolazioni e           riduce la necessità di assistenza garantendo una           aspettativa di vita normale. I principali farmaci sono il           precursore della dopamina (levodopa) e molecole che           imitano la sua azione (dopaminergici: bromocriptina,           cabergolina, diidroergocriptina, lisuride, pergolide,           ropirinolo, pramipexolo). I dopaminergici sono oggi           considerati farmaci di prima scelta per iniziare la           terapia in quanto evitano le discinesie (movimenti           bruschi e involontari) indotte dall&#8217;uso prolungato della           levodopa. Altre sostanze inibiscono la degradazione della           dopamina (inibitori della MAO-B: selegelina; inibitori           della COMT: entacapone) o interferiscono con un altro           neurotrasmettitore, l&#8217;acetilcolina (anticolinergici:           biperidene, triesifenidile, bronaprine). Poiché i farmaci           non agiscono solo a livello delle cellule degenerate ma           anche su altri sistemi nervosi, possono causare effetti           collaterali psichici, cardio-circolatori o           gastrointestinali. È perciò importante individuare nel           singolo paziente e per ogni stadio della malattia quale           farmaco o quale combinazione di farmaci abbia il massimo           effetto con un minimo di effetti collaterali. Oltre alla           farmacoterapia sono essenziali un continuo esercizio           fisico e, con sintomi più gravi, una regolare           fisioterapia.</p>
<p>Recentemente si sta affermando la terapia chirurgica che           usa l&#8217;impianto di elettrodi stimolanti in determinati           nuclei del sistema extrapiramidale. La terapia chirurgica           comporta un rischio di infezioni ed emorragie           intracerebrali e richiede una buona collaborazione tra           neurologi e neurochirurgi esperti sia per garantire           l&#8217;esatto posizionamento degli elettrodi sia per fornire           la necessaria assistenza postoperatoria. Perciò questa           terapia è riservata a centri specializzati e a pazienti           con sintomi gravi in cui è stata dimostrata l&#8217;inefficacia           dei farmaci oppure un certo tipo di intolleranza alla           levodopa (fluttuazioni spiccate dell&#8217;efficacia, forti           movimenti involontari), che si può instaurare dopo una           terapia prolungata con levodopa. Le terapie chirurgiche           con impianto di cellule embrionali non hanno dato           risultati soddisfacenti e oggi sono da considerarsi           sperimentali.</p>
<p>Il futuro della ricerca sta nella individuazione di           farmaci sempre meglio tollerati e nella precisa           definizione del ruolo degli agonisti dopaminergici nella           terapia iniziale, nella scoperta dei meccanismi           molecolari che provocano la neurodegenerazione con la           successiva speranza di bloccarli e di arrestare in questo           modo la progressione dei sintomi, e infine nella           elaborazione di protocolli chirurgici sempre più           sofisticati.</p>
<p>http://www.neurologia.it/parkinson/parkinson_info.html</p>
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		<title>La malattia di Parkinson</title>
		<link>http://www.centrodiurno.it/demenza-senile/la-malattia-di-parkinson/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 10:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>centro anziani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Demenza senile]]></category>

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		<description><![CDATA[La malattia di Parkinson fu descritta per la prima volta da James Parkinson in un libretto intitolato “Trattato sulla paralisiagitante” pubblicato nel 1817. Paralisi agitante è il nome che identificò la malattia per quasi un secolo fino a quando ci si rese conto che il termine risultava inappropriato perché i malati di Parkinson non sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La malattia di Parkinson fu descritta per la prima volta da James  Parkinson in un libretto intitolato “Trattato sulla paralisiagitante”  pubblicato nel 1817. Paralisi agitante è il nome che identificò la  malattia per quasi un secolo fino a quando ci si rese conto che il  termine risultava inappropriato perché i malati di Parkinson non sono  paralizzati. Si cominciò così ad utilizzare il termine parkinsonismo  idiopatico (idiopatico vuol dire “di cui non si conosce la causa”), ma  il termine più corretto in italiano è semplicemente malattia di  Parkinson, che rende anche omaggio al medico che per primo l’ha  descritta e sostituisce la vecchia traduzione ottocentesca di “Morbo” di  Parkinson.</p>
<h3>Che cos&#8217;è la malattia di Parkinson?</h3>
<p>Si tratta di un disturbo del sistema nervoso centrale caratterizzato  principalmente da degenerazione di alcune cellule nervose (neuroni)  situate in una zona profonda del cervello denominata sostanza nera. Queste cellule producono un neurotrasmettitore, cioè una sostanza  chimica che trasmette messaggi a neuroni in altre zone del cervello. Il  neurotrasmettitore in questione, chiamato dopamina, é responsabile  dell’attivazione di un circuito che controlla il movimento. Con la  riduzione di almeno il 50% dei neuroni dopaminergici viene a mancare  un’adeguata stimolazione dei recettori, cioè delle stazioni di arrivo.  Questi recettori sono situati in una zona del cervello chiamata striato.  I neuroni dopaminergici della sostanza nera, sofferenti, osservati al  microscopio, mostrano al loro interno corpuscoli sferici denominati  corpi di Lewy composti prevalentemente da alfasinucleina, che sono  considerati una caratteristica specifica della malattia di Parkinson e  che fa rientrare questa malattia nel più ampio gruppo delle  sinucleinopatie. Queste si differenziano a seconda delle zone  interessate dai corpi di Lewy e possono variare da un esteso  interessamento della corteccia (demenza), un interessamento specifico di  sostanza nera e locus ceruleus (malattia di Parkinson) o di sistemi  nervosi che innervano i visceri (atrofia multisistemica con  compromissione del sistema nervoso autonomo). La malattia di Parkinson  si riscontra più o meno nella stessa percentuale nei due sessi ed è  presente in tutto il mondo. I sintomi possono comparire a qualsiasi età  anche se un esordio prima dei 40 anni é insolito e prima dei 20 é  estremamente raro. Nella maggioranza dei casi i primi sintomi si notano  intorno ai 60 anni. Il motivo per cui questi neuroni rimpiccioliscono e  poi muoiono non é ancora conosciuto, ed è tuttora argomento di ricerca.  La malattia di Parkinson è comunque solo una delle sindromi  parkinsoniane o parkinsonismi. Parkinsonismo è un termine generico con  il quale si intendono sia la malattia di Parkinson che tutte le sindromi  che si manifestano con sintomi simili.</p>
<p>http://www.parkinson.it/la_malattia/introduzione.html</p>
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		<title>LA DEPRESSIONE COMPAGNA DELLA DEMENZA</title>
		<link>http://www.centrodiurno.it/demenza-senile/la-depressione-compagna-della-demenza/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 10:32:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>centro anziani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Demenza senile]]></category>

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		<description><![CDATA[La comparsa dei sintomi di demenza porta con sé una crisi depressiva dovuta al fatto che il soggetto si rende conto di non avere più le sue normali facoltà attive. Si attiva la regressione sociale, si manifestano i problemi somatici, iniziano le tendenze suicide, il carattere si irrigidisce, compaiono manifestazioni deliranti, ci sono eccessi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span>La comparsa dei sintomi di  demenza porta con sé una crisi depressiva dovuta al fatto che il  soggetto si rende conto di non avere più le sue normali facoltà attive.</p>
<p>Si  attiva la regressione sociale, si manifestano i problemi somatici,  iniziano le tendenze suicide, il carattere si irrigidisce, compaiono  manifestazioni deliranti, ci sono eccessi di depersonalizzazione, i  ricordi sono confabulati, la confusione mentale si manifesta sempre più  spesso.</p>
<p><strong>La regressione sociale</strong><br />
La vita di  relazione diminuisce per gli eccessi caratteriali e per il non sentirsi  bene, con perdita di fiducia in se stessi che può sconfinare nella  pusillanimità.</p>
<p>C’è il ripiegamento sulla famiglia con  un’inflazione delle richieste e della dipendenza reciproca. Aumentano le  manifestazioni ansio-depressive con perdite discrete delle facoltà  cognitive conseguenti al fatto che si delega agli altri ciò che si  dovrebbe fare da sé.</p>
<p>Ci sono reazioni ipomaniacali tipo acquisti,  viaggi, logorrea con tendenza al turpiloquio; ma soprattutto l’individuo  si ripiega su se stesso, continuando a pensare ai suoi problemi o a ciò  che vive come tali.</p>
<p><strong>I problemi somatici</strong><br />
E’ un fenomeno che  può caratterizzare intere fasi della vita senza che per questo avvenga  un’evoluzione deficitaria, proprio come potrà precederne o accompagnarne  la comparsa.</p>
<p>Può essere intimamente collegata al ritiro sociale o presentarsi isolatamente.</p>
<p>L’accentuazione delle preoccupazioni fisiche, le  tendenze ipocondriache che si possono osservare sono destinate a offrire  un vero e proprio campo di comunicazioni che passano attraverso i  problemi somatici, organici o funzionali.</p>
<p>E’ una comunicazione familiare, con il medico che media e fa da garante all’esistenza del disturbo.</p>
<p>I sintomi equivalgono ad una sorta di liberazione  dalla zavorra e sono destinati a operare una sorta di provvisorio  riequilibrio relazionale al termine di un processo inconscio.</p>
<p>Spesso si trovano intere famiglie organizzate  intorno ad un sintomo di una persona cara che, in questo modo inconscio,  riesce a mantenere il dominio su tutti. Quel dominio che magari era  stato perduto con l’età.</p>
<p><strong>Le tendenze suicide</strong><br />
Tali tendenze non  sono caratteristiche del rischio demenziale, ma un soggetto, per quanto  deficitario possa apparire, non per questo ne è completamente immune.</p>
<p>Le manifestazioni cliniche della depressione nel senile sono spesso ingannevoli e sconcertanti, più che allarmanti.</p>
<p>Le ruminazioni ipocondriache, le idee deliranti, i  sintomi isterici o fobici, l’erranza confusionale sono altrettante  maschere senili della depressione, la quale può anche assumere l’aspetto  di una crisi somatica, o anche manifestarsi discretamente e nondimeno  tenacemente, ipotecando la vita e l’attività di un soggetto.</p>
<p>Possono essere utili gli antidepressivi anche se in dosi tali da non causare stati confusionali.</p>
<p>La frequenza di suicidi negli anziani è molto  elevata. Essi sono generalmente legati al mancato riconoscimento della  depressione nell’anziano e della sua gravità. Fattori depressogeni di  tutti i tipi rischiano di passare inosservati, ma vi sono anche  situazioni di sconforto morale o sociale che possono essere  accuratamente dissimulati dagli interessati.</p>
<p>Spesso questi suicidi sono negati o misconosciuti, catalogati come morte naturale.</p>
<p><strong>L’irrigidimento caratteriale</strong><br />
Con esso si mantiene una certa coesione apparente della personalità, eludendo probabilmente numerose occasioni di crisi.</p>
<p>Con il tempo un individuo può diventare la caricatura di se stesso e coltivare una forma di isolamento.</p>
<p>Il distanziamento attuato per il suo tramite deve  anche essere considerato nella sua funzione di barriera protettiva per  personalità particolarmente a rischio e soggette a impoverimento  rispetto alle prestazioni intellettuali.</p>
<p>Conviene, d’altra parte, distinguere la  strutturazione o l’accentuazione di tratti di carattere a scopo  difensivo dall’aggravarsi di un’organizzazione patologica del genere  “nevrosi di carattere”.</p>
<p>Quest’ultima pone la questione del rischio di uno scompenso repentino che assume la forma sintomatica del crollo demenziale.</p>
<p><strong>Le manifestazioni deliranti</strong><br />
Poter  conservare una buona opinione di sé al prezzo di un delirio limitato,  come un delirio di persecuzione (furto, danno), sembra abbastanza banale  e non è appannaggio degli anziani o dei dementi, se non fosse che essi  vi fanno ricorso.</p>
<p>Questo genere di reazione è imbarazzante  soprattuto per il personale paramedico e domestico, che non sa cosa  pensare e come rispondere, con il rischio di bollare come delirio ciò  che è reale e viceversa.</p>
<p>Questa forma di delirio può sfociare in comportamenti litigiosi e in una persecuzione della propria cerchia familiare.</p>
<p>Ad uno stadio successivo ci possono essere le  allucinazioni, soprattutto uditive; il subbuglio inteviene soprattutto  di notte, quando il soggetto può immaginare di parlare con una persona,  oppure grida, dà colpi su pavimento, soffitto o persiane dei vicini che  di solito sono ritenuti causa della realtà persecutoria.</p>
<p>Ci si può trovare dinanzi ad una persona che vive  tagliata fuori dal proprio ambiente, in un appartamento insalubre,  pieno di scorte alimentari, chiuso con molte serrature o lucchetti.</p>
<p>Le manifestazioni deliranti, pur non essendo  caratteristiche dell’evoluzione demenziale, sono associate ad essa,  anche negli stadi più avanzati.</p>
<p><strong>Gli accessi di depersonalizzazione</strong><br />
La  depersonalizzaizone si manifesta di solito con la persona soprattutto  anziana, ma anche nei tratti iniziali della demenza, che comincia a  parlare di sé in terza persona.</p>
<p>Questo sentimento di estraneità e di angoscia può  emergere in modo sottile e motivare uno stato di agitazione o il  desiderio imperioso di partire, di tornare a casa propria.</p>
<p>Un tale vissuto può sopraggiungere quando entra  in crisi la coerenza della comunicazione, anche solo a causa di un  cedimento sensoriale (sordità, cecità) e, sfortunatamente, anche in  conseguenza di una carenza strumentale rappresentata dalle turbe della  memoria.</p>
<p>E’ qui che la non comunicazione viene usata come barriera.</p>
<p><strong>La confabulazione dei ricordi</strong><br />
E’ pressoché caratteristico dell’esordio demenziale.<br />
Sembra  la manifestazione di una turba della capacità di discriminazione del  pensiero, proprio come se si producesse una sorta di inserimento nella  situazione attuale di elementi o ambiti della vita precedente.</p>
<p>Il fenomeno può intensificarsi, può ripetersi per periodi più o meno lunghi e può assumere l’aspetto di un delirio.</p>
<p><strong>Gli accessi di confusione mentale</strong><br />
Se si  osservano soprattutto negli anziani non si deve pensare che siano  stabili, per evitare che possano essere confusi con uno stato  deficitario durevole.</p>
<p>Sembra si producano principalmente in seguito a  cambiamenti e a periodi di forte angoscia. Possono essere associati a  scompensi somatici, di cui possono costutuire sia gli effetti sia i  fattori scatenanti, più o meno intrecciati con altri fattori eziologici.</p>
<p>Tra i fattori classici di confusione mentale si dovranno esaminare le seguenti possibilità:<br />
<span style="text-decoration: underline;">- le cause nutrizionali:</span> quale che sia la loro origine, le avitaminosi, i defici di folati, gli  squilibri elettrolitici e gli stati di disidratazione, vanno  riconosicuti sia come causa che come effetto dello stato confusionale,  sovente responsabile di carenza idrica.<br />
I problemi digestivi,  all’origine di carenze talora severe, possono provocare stati  confusionali, come le anemie gravi, effetto talvolta di malnutrizione.<br />
Non si devono assolutamente sottovalutare i disordini alimentari all’origine di problematiche che possono diventare gravi;<br />
- le intossicazioni: quelle da alcol o da ossicarbonismo sono le più frequenti, sebbene spesso non riconosciute;<br />
<span style="text-decoration: underline;">- i fattori iatrogeni (nocivi a causa dell’azione terapeutica):</span> restare a letto per un tempo prolungato, se inopportunamente  prescritto, può essere causa di confusione per la riduzione del flusso  degli stimoli, dato che attua una forma di deprivazione sensoriale oltre  che indurre un effetto regressivo. Più classiche sono le cause farmacologiche (anche da automedicazione),  soprattutto da psicotropi (tranquillanti, neurolettici), ma anche da  antidepressivi, antimaniacali, psicostimolanti. Chiamati in causa sono  anche gli antisettici delle vie urinarie, gli antiinfiammatori, gli  ipotensivi, i diuretici eccetera;<br />
<span style="text-decoration: underline;">- la patologia somatica:</span> può  essere causata da stati infettivi febbrili (cardiopatie, attacchi  renali, cerebropatie vascolari, tumori, ematomi, eccetera);<br />
<span style="text-decoration: underline;">- i traumi:</span> possono essere traumi cranici ma anche fratture, tipo quelle del collo  del femore; l’incidente, con lo choc emotivo che comporta, il dolore,  l’improvviso ricovero in ospedale o l’intervento chirurgico cumulano i  fattori confusogeni.</p>
<p>Bisognerebbe tenere presente di non eccedere con le prescrizioni farmaceutiche.</p>
<p>Articolo di Alessia Biasiolo<br />
- Salute -</p>
<p></span></p>
<p><span>RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI ESSENZIALI: Louis Ploton: “La persona anziana”, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2003</span></p>
<p><span>La comparsa dei sintomi di  demenza porta con sé una crisi depressiva dovuta al fatto che il  soggetto si rende conto di non avere più le sue normali facoltà attive.</p>
<p>Si  attiva la regressione sociale, si manifestano i problemi somatici,  iniziano le tendenze suicide, il carattere si irrigidisce, compaiono  manifestazioni deliranti, ci sono eccessi di depersonalizzazione, i  ricordi sono confabulati, la confusione mentale si manifesta sempre più  spesso.</p>
<p><strong>La regressione sociale</strong><br />
La vita di  relazione diminuisce per gli eccessi caratteriali e per il non sentirsi  bene, con perdita di fiducia in se stessi che può sconfinare nella  pusillanimità.</p>
<p>C’è il ripiegamento sulla famiglia con  un’inflazione delle richieste e della dipendenza reciproca. Aumentano le  manifestazioni ansio-depressive con perdite discrete delle facoltà  cognitive conseguenti al fatto che si delega agli altri ciò che si  dovrebbe fare da sé.</p>
<p>Ci sono reazioni ipomaniacali tipo acquisti,  viaggi, logorrea con tendenza al turpiloquio; ma soprattutto l’individuo  si ripiega su se stesso, continuando a pensare ai suoi problemi o a ciò  che vive come tali.</p>
<p><strong>I problemi somatici</strong><br />
E’ un fenomeno che  può caratterizzare intere fasi della vita senza che per questo avvenga  un’evoluzione deficitaria, proprio come potrà precederne o accompagnarne  la comparsa.</p>
<p>Può essere intimamente collegata al ritiro sociale o presentarsi isolatamente.</p>
<p>L’accentuazione delle preoccupazioni fisiche, le  tendenze ipocondriache che si possono osservare sono destinate a offrire  un vero e proprio campo di comunicazioni che passano attraverso i  problemi somatici, organici o funzionali.</p>
<p>E’ una comunicazione familiare, con il medico che media e fa da garante all’esistenza del disturbo.</p>
<p>I sintomi equivalgono ad una sorta di liberazione  dalla zavorra e sono destinati a operare una sorta di provvisorio  riequilibrio relazionale al termine di un processo inconscio.</p>
<p>Spesso si trovano intere famiglie organizzate  intorno ad un sintomo di una persona cara che, in questo modo inconscio,  riesce a mantenere il dominio su tutti. Quel dominio che magari era  stato perduto con l’età.</p>
<p><strong>Le tendenze suicide</strong><br />
Tali tendenze non  sono caratteristiche del rischio demenziale, ma un soggetto, per quanto  deficitario possa apparire, non per questo ne è completamente immune.</p>
<p>Le manifestazioni cliniche della depressione nel senile sono spesso ingannevoli e sconcertanti, più che allarmanti.</p>
<p>Le ruminazioni ipocondriache, le idee deliranti, i  sintomi isterici o fobici, l’erranza confusionale sono altrettante  maschere senili della depressione, la quale può anche assumere l’aspetto  di una crisi somatica, o anche manifestarsi discretamente e nondimeno  tenacemente, ipotecando la vita e l’attività di un soggetto.</p>
<p>Possono essere utili gli antidepressivi anche se in dosi tali da non causare stati confusionali.</p>
<p>La frequenza di suicidi negli anziani è molto  elevata. Essi sono generalmente legati al mancato riconoscimento della  depressione nell’anziano e della sua gravità. Fattori depressogeni di  tutti i tipi rischiano di passare inosservati, ma vi sono anche  situazioni di sconforto morale o sociale che possono essere  accuratamente dissimulati dagli interessati.</p>
<p>Spesso questi suicidi sono negati o misconosciuti, catalogati come morte naturale.</p>
<p><strong>L’irrigidimento caratteriale</strong><br />
Con esso si mantiene una certa coesione apparente della personalità, eludendo probabilmente numerose occasioni di crisi.</p>
<p>Con il tempo un individuo può diventare la caricatura di se stesso e coltivare una forma di isolamento.</p>
<p>Il distanziamento attuato per il suo tramite deve  anche essere considerato nella sua funzione di barriera protettiva per  personalità particolarmente a rischio e soggette a impoverimento  rispetto alle prestazioni intellettuali.</p>
<p>Conviene, d’altra parte, distinguere la  strutturazione o l’accentuazione di tratti di carattere a scopo  difensivo dall’aggravarsi di un’organizzazione patologica del genere  “nevrosi di carattere”.</p>
<p>Quest’ultima pone la questione del rischio di uno scompenso repentino che assume la forma sintomatica del crollo demenziale.</p>
<p><strong>Le manifestazioni deliranti</strong><br />
Poter  conservare una buona opinione di sé al prezzo di un delirio limitato,  come un delirio di persecuzione (furto, danno), sembra abbastanza banale  e non è appannaggio degli anziani o dei dementi, se non fosse che essi  vi fanno ricorso.</p>
<p>Questo genere di reazione è imbarazzante  soprattuto per il personale paramedico e domestico, che non sa cosa  pensare e come rispondere, con il rischio di bollare come delirio ciò  che è reale e viceversa.</p>
<p>Questa forma di delirio può sfociare in comportamenti litigiosi e in una persecuzione della propria cerchia familiare.</p>
<p>Ad uno stadio successivo ci possono essere le  allucinazioni, soprattutto uditive; il subbuglio inteviene soprattutto  di notte, quando il soggetto può immaginare di parlare con una persona,  oppure grida, dà colpi su pavimento, soffitto o persiane dei vicini che  di solito sono ritenuti causa della realtà persecutoria.</p>
<p>Ci si può trovare dinanzi ad una persona che vive  tagliata fuori dal proprio ambiente, in un appartamento insalubre,  pieno di scorte alimentari, chiuso con molte serrature o lucchetti.</p>
<p>Le manifestazioni deliranti, pur non essendo  caratteristiche dell’evoluzione demenziale, sono associate ad essa,  anche negli stadi più avanzati.</p>
<p><strong>Gli accessi di depersonalizzazione</strong><br />
La  depersonalizzaizone si manifesta di solito con la persona soprattutto  anziana, ma anche nei tratti iniziali della demenza, che comincia a  parlare di sé in terza persona.</p>
<p>Questo sentimento di estraneità e di angoscia può  emergere in modo sottile e motivare uno stato di agitazione o il  desiderio imperioso di partire, di tornare a casa propria.</p>
<p>Un tale vissuto può sopraggiungere quando entra  in crisi la coerenza della comunicazione, anche solo a causa di un  cedimento sensoriale (sordità, cecità) e, sfortunatamente, anche in  conseguenza di una carenza strumentale rappresentata dalle turbe della  memoria.</p>
<p>E’ qui che la non comunicazione viene usata come barriera.</p>
<p><strong>La confabulazione dei ricordi</strong><br />
E’ pressoché caratteristico dell’esordio demenziale.<br />
Sembra  la manifestazione di una turba della capacità di discriminazione del  pensiero, proprio come se si producesse una sorta di inserimento nella  situazione attuale di elementi o ambiti della vita precedente.</p>
<p>Il fenomeno può intensificarsi, può ripetersi per periodi più o meno lunghi e può assumere l’aspetto di un delirio.</p>
<p><strong>Gli accessi di confusione mentale</strong><br />
Se si  osservano soprattutto negli anziani non si deve pensare che siano  stabili, per evitare che possano essere confusi con uno stato  deficitario durevole.</p>
<p>Sembra si producano principalmente in seguito a  cambiamenti e a periodi di forte angoscia. Possono essere associati a  scompensi somatici, di cui possono costutuire sia gli effetti sia i  fattori scatenanti, più o meno intrecciati con altri fattori eziologici.</p>
<p>Tra i fattori classici di confusione mentale si dovranno esaminare le seguenti possibilità:<br />
<span style="text-decoration: underline;">- le cause nutrizionali:</span> quale che sia la loro origine, le avitaminosi, i defici di folati, gli  squilibri elettrolitici e gli stati di disidratazione, vanno  riconosicuti sia come causa che come effetto dello stato confusionale,  sovente responsabile di carenza idrica.<br />
I problemi digestivi,  all’origine di carenze talora severe, possono provocare stati  confusionali, come le anemie gravi, effetto talvolta di malnutrizione.<br />
Non si devono assolutamente sottovalutare i disordini alimentari all’origine di problematiche che possono diventare gravi;<br />
- le intossicazioni: quelle da alcol o da ossicarbonismo sono le più frequenti, sebbene spesso non riconosciute;<br />
<span style="text-decoration: underline;">- i fattori iatrogeni (nocivi a causa dell’azione terapeutica):</span> restare a letto per un tempo prolungato, se inopportunamente  prescritto, può essere causa di confusione per la riduzione del flusso  degli stimoli, dato che attua una forma di deprivazione sensoriale oltre  che indurre un effetto regressivo. Più classiche sono le cause farmacologiche (anche da automedicazione),  soprattutto da psicotropi (tranquillanti, neurolettici), ma anche da  antidepressivi, antimaniacali, psicostimolanti. Chiamati in causa sono  anche gli antisettici delle vie urinarie, gli antiinfiammatori, gli  ipotensivi, i diuretici eccetera;<br />
<span style="text-decoration: underline;">- la patologia somatica:</span> può  essere causata da stati infettivi febbrili (cardiopatie, attacchi  renali, cerebropatie vascolari, tumori, ematomi, eccetera);<br />
<span style="text-decoration: underline;">- i traumi:</span> possono essere traumi cranici ma anche fratture, tipo quelle del collo  del femore; l’incidente, con lo choc emotivo che comporta, il dolore,  l’improvviso ricovero in ospedale o l’intervento chirurgico cumulano i  fattori confusogeni.</p>
<p>Bisognerebbe tenere presente di non eccedere con le prescrizioni farmaceutiche.</p>
<p>Articolo di Alessia Biasiolo<br />
- Salute -</p>
<p></span></p>
<p><span>RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI ESSENZIALI: Louis Ploton: “La persona anziana”, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2003</span></p>
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		<title>Demenza Senile. Che cos&#8217;è</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 10:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>centro anziani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Demenza senile]]></category>

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		<description><![CDATA[La demenza è un declino cognitivo che caratterizza, generalmente, l&#8217;età senile e quindi, in continuo aumento in relazione all&#8217;aumento della speranza di vita nel mondo occidentale. La demenza è un declino cognitivo da un precedente livello funzionale più alto; classicamente, si accompagna alla senilità. Dati epidemiologici confermano la costante crescita della patologia in considerazione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La demenza è un declino cognitivo che caratterizza,  generalmente, l&#8217;età senile e quindi, in continuo aumento in relazione  all&#8217;aumento della speranza di vita nel mondo occidentale.</p>
<p><strong>La demenza è un declino cognitivo da un precedente livello funzionale più alto</strong>; classicamente, si accompagna alla senilità.</p>
<p>Dati epidemiologici confermano la costante crescita della patologia  in considerazione del fatto che la demenza è una patologia che  caratterizza l’età senile (incidenza doppia degli ultraottantacinquenni  rispetto agli ultrasessantenni) e le aspettative di vita, nel mondo  occidentale, sono sempre maggiori.</p>
<p>Per una diagnosi di demenza non basta un’alterazione delle memoria,  ma è necessaria l’evidenza di compromissione di una o più funzioni  corticali superiori, memoria prassia abilità visuo -spaziale, capacità  lingustiche , attenzione.<br />
Per quanto si parli, spesso, semplicisticamente di demenza, in realtà ne esistono varie forme:  <a href="http://guide.supereva.it/neuropsicologia/interventi/2009/03/introduzione-alla-malattia-di-alzheimer">Alzheimer</a> Vascolare, Frontotemporale e Levy sono 4 fra le tipologie più diffuse di deterioramento cognitivo.</p>
<p>Aspetto differenziale importante fra le patologie è la loro origine,  la velocità e tipologia di deterioramento che porta a configurazione  neuropsicologiche tipiche.</p>
<p>http://guide.supereva.it/neuropsicologia/interventi/2009/03/demenza-senile.-che-cose/</p>
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		<title>MEDICINA: Demenza senile</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 10:27:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>centro anziani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Demenza senile]]></category>

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		<description><![CDATA[La demenza è una perdita della funzione cerebrale che si verifica con alcune malattie. CAUSE: Le due principali cause di demenza non reversibile (degenerativa) sono: Morbo di Alzheimer; Perdita di funzioni cerebrali a causa di una serie di piccoli infarti (demenza vascolare). Le due condizioni si verificano spesso insieme. La demenza con il corpo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La demenza è una <strong>perdita della funzione cerebrale </strong>che si verifica con alcune malattie.</p>
<p><strong>CAUSE</strong>: Le due principali cause di demenza non reversibile (degenerativa) sono:</p>
<ul>
<li>Morbo di <a href="http://www.medicinalive.com/morbo-di-alzheimer/">Alzheimer</a>;</li>
<li>Perdita di funzioni cerebrali a causa di una serie di piccoli infarti (<strong>demenza vascolare</strong>).</li>
</ul>
<p>Le due condizioni si verificano spesso insieme. La <strong>demenza con il corpo di Lewy</strong> (DLB) è una delle cause principali di demenza negli anziani. Persone  con questa condizione hanno strutture di proteine anomale in alcune zone  del cervello. I sintomi in questo caso sono simili a quelli del morbo  di Alzheimer, ma non è chiaro se DLB è una forma di Alzheimer o si  tratta di una malattia diversa. <strong>Non vi è alcuna cura in entrambi i casi</strong>. Condizioni che danneggiano i vasi sanguigni o le strutture nervose del cervello curabili sono:</p>
<ul>
<li>Tumori cerebrali;</li>
<li>Cause metaboliche;</li>
<li>Infezioni;</li>
<li>Bassi livelli di vitamina B12;</li>
<li>Idrocefalo con pressione normale;</li>
<li>Problemi alla tiroide.</li>
</ul>
<p>La demenza di solito si verifica in età avanzata. <strong>E’ rara in persone al di sotto dei 60 anni</strong>.</p>
<p><strong>SINTOMI</strong>: Può comportare problemi di linguaggio,  memoria, percezione, comportamento emotivo o cambiamento della  personalità e di capacità cognitive (come il calcolo, il pensiero  astratto, o la capacità di giudizio). Di solito il primo sintomo è la  mancanza di memoria. Altri sintomi comprendono:</p>
<ul>
<li>Cambiamento delle sensazioni o percezioni;</li>
<li>Cambiamento nel sonno;</li>
<li>Variazione del ciclo sonno-veglia;</li>
<li>Insonnia;</li>
<li>Necessità di dormire di più;</li>
<li>Diminuzione nella capacità di giudizio e nel risolvere i problemi;</li>
<li>Disorientamento;</li>
<li>Confusione su persone, luoghi o tempo;</li>
<li>Difficoltà di apprendimento;</li>
<li>Problemi nel fare i calcoli;</li>
<li>Impossibilità di imparare qualcosa;</li>
<li>Incapacità di pensare in termini generali;</li>
<li>Deterioramento della capacità di riconoscimento (agnosia);</li>
<li>Problemi nel riconoscere oggetti o persone;</li>
<li>Problemi nel riconoscere le cose attraverso i sensi;</li>
<li>Mancanza o scarsa capacità di linguaggio (afasia);</li>
<li>Impossibilità di dare un nome agli oggetti;</li>
<li>Impossibilità di leggere o scrivere;</li>
<li>Impossibilità di ripetere una frase;</li>
<li>Impossibilità di capire un discorso;</li>
<li>Ripetizione di frasi;</li>
<li>Utilizzo di parole errate;</li>
<li>Problemi motori;</li>
<li>Anomalie della funzione motoria (aprassia);</li>
<li>Impossibilità nel copiare figure geometriche;</li>
<li>Impossibilità nel copiare le posizioni delle mani;</li>
<li>Impossibilità di vestirsi;</li>
<li>Movimenti inappropriati;</li>
<li>Allucinazioni;</li>
<li>Delirio;</li>
<li>Grave confusione;</li>
<li>Cambiamenti della personalità;</li>
<li>Ansia;</li>
<li>Diminuzione della capacità di prendersi cura di sè stessi;</li>
<li>Diminuzione dell’interesse nelle attività di vita quotidiana;</li>
<li>Depressione;</li>
<li>Inappropriato stato d’animo o comportamento;</li>
<li>Irritabilità;</li>
<li>Egocentrismo;</li>
<li>Scarso controllo;</li>
<li>Impossibilità dell’interazione sociale;</li>
<li>Impossibilità di mantenere un posto di lavoro;</li>
<li>Impossibilità di prendere decisioni;</li>
<li>Isolamento;</li>
<li>Mancanza di spontaneità;</li>
<li>Impossibile concentrarsi;</li>
<li><a href="http://www.medicinalive.com/incontinenza/">Incontinenza</a>;</li>
<li>Problemi nel mangiare.</li>
</ul>
<p><strong>DIAGNOSI</strong>: I seguenti test e procedure possono essere effettuati:</p>
<ul>
<li>Livello di B12;</li>
<li>Livelli di ammoniaca nel sangue;</li>
<li>Chem-20;</li>
<li>Analisi dei gas nel sangue;</li>
<li>Analisi del liquido cerebrospinale;</li>
<li>Screening tossicologico;</li>
<li>Electroencefalogramma;</li>
<li>Test del glucosio;</li>
<li>Tomografia computerizzata alla testa;</li>
<li>Test di funzionalità epatica;</li>
<li>Test dello stato mentale;</li>
<li>Risonanza magnetica alla testa;</li>
<li>Livelli sierici di calcio;</li>
<li>Analisi degli elettroliti sierici;</li>
<li>Test di funzionalità tiroidea;</li>
<li>Livelli di ormone tireotropo;</li>
<li>Analisi delle urine.</li>
</ul>
<p><strong>TERAPIA</strong>: L’obiettivo del trattamento è quello di <strong>controllare i sintomi della demenza</strong>.  Il trattamento dipende dalla condizione che causa la demenza. Alcune  persone possono avere bisogno di rimanere in ospedale per un breve  periodo di tempo. Ritirare o cambiare farmaci che provocano confusione o  la peggiorano può migliorare la funzione cerebrale. Farmaci che  contribuiscono alla confusione comprendono:</p>
<ul>
<li><strong>Anticolinergici</strong>;</li>
<li>Depressori del sistema nervoso centrale;</li>
<li><strong>Cimetidina</strong>;</li>
<li><strong>Lidocaina</strong>;</li>
<li>Antidolorifici (analgesici).</li>
</ul>
<p>Il trattamento delle condizioni che possono portare a confusione  spesso può migliorare notevolmente il funzionamento mentale. Tali  condizioni includono:</p>
<ul>
<li>Anemia;</li>
<li>Diminuzione di ossigeno (ipossia);</li>
<li>Depressione;</li>
<li>Insufficienza cardiaca;</li>
<li>Disordini alimentari;</li>
<li>Infezioni;</li>
<li>Disturbi della tiroide.</li>
</ul>
<p>Alcuni farmaci possono essere necessari per controllare i problemi di comportamento come:</p>
<ul>
<li>Antipsicotici;</li>
<li>Inibitori della colinesterasi (<strong>donepezil, rivastigmine, galantamina</strong>) per la demenza causata dall’Alzheimer;</li>
<li>Antagonisti della dopamina (<strong>aloperidolo, risperdal, olanzapina, clozapina</strong>);</li>
<li>Umore stabilizzanti (<strong>fluoxetina, imipramina, citalopram</strong>);</li>
<li>Serotoninergici (<strong>trazodone, buspirone</strong>);</li>
<li>Stimolanti (<strong>metilfenidato</strong>).</li>
</ul>
<p>Occhi e orecchie dovrebbero essere controllati regolarmente.  Apparecchi acustici, occhiali o chirurgia per eliminare la cataratta  possono essere necessari. La psicoterapia o la terapia di gruppo di  solito non aiutano perché possono causare maggiore confusione. La  terapia a lungo termine comprende il monitoraggio e l’assistenza a casa o  in un istituto. Alcuni suggerimenti per ridurre il disorientamento:</p>
<ul>
<li>Fare in modo che il malato abbia i suoi oggetti personali e le persone care intorno;</li>
<li>Tenere le luci accese anche di notte;</li>
<li>Fornire punti di riferimento ambientali;</li>
<li>Ricompensare il malato in caso di comportamenti appropriati e ignorare quelli inaccettabili o pericolosi;</li>
<li>Stilare un appropriato programma di attività.</li>
</ul>
<p><strong>PROGNOSI</strong>: <strong>La demenza di solito peggiora e spesso diminuisce la qualità della vita</strong>. Possibili complicazioni possono essere:</p>
<ul>
<li>Aumento delle infezioni in tutto il corpo;</li>
<li>Perdita di molte capacità;</li>
<li>Perdita della capacità di interagire;</li>
<li>Accorciamento della vita;</li>
<li>Effetti collaterali da farmaci.</li>
</ul>
<p>Contattare un medico in caso di cambiamenti improvvisi di stato  mentale, se la demenza peggiora o se non è possibile assistere un  malato.</p>
<p><strong>PREVENZIONE</strong>: La maggior parte delle cause di demenza  non sono prevenibili. È possibile ridurre il rischio di demenza  vascolare, che è causato da una serie di piccoli infarti, smettendo di  fumare e tenendo sotto controllo la pressione sanguigna alta e il <a href="http://www.medicinalive.com/diabete/">diabete</a>. Avere una dieta con un basso contenuto di grassi e fare esercizio regolare.</p>
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		<title>Demenza senile</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 10:26:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>centro anziani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Demenza senile]]></category>

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		<description><![CDATA[Si parla di demenza quando si verifica un calo di memoria e di almeno un’altra capacità cognitiva che porta al peggioramento della funzionalità sociale o occupazionale. Ci sono oltre 100 cause di demenza, tra cui la malattia di Alzheimer è la più comune. La malattia di Alzheimer comporta la distruzione delle cellule cerebrali e nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si  parla di demenza quando si verifica un calo di memoria e di  almeno un’altra  capacità cognitiva che porta al peggioramento della  funzionalità sociale o  occupazionale. Ci sono oltre 100 cause di  demenza, tra cui la <a href="http://www.terzaeta.com/med/patologie_ricorrenti/alzheimer.html">malattia di Alzheimer</a> è la più  comune. La malattia di Alzheimer comporta la distruzione  delle cellule  cerebrali e nella fase iniziale è caratterizzata dalla  perdita di memoria a  breve termine, difficoltà nella ricerca delle  parole e cambiamenti della  personalità. Al progredire della malattia,  si assiste alla perdita graduale  delle abilità funzionali e della  memoria a lungo termine, come pure alla  diminuzione della capacità di  leggere, di elaborare pensieri e comunicare.<a id="_ednref1" name="_ednref1"></a><a href="http://www.terzaeta.com/med/patologie_ricorrenti/demenza.html#_edn1">[i] </a> ,</p>
<h3>Diffusione</h3>
<p>Attualmente  si stima che 18 milioni di persone in tutto  il mondo siano affette da demenza –  una cifra che dovrebbe quasi  raddoppiare toccando i 34 milioni entro il 2025.  1 La probabilità di  sviluppare una qualsiasi forma di demenza aumenta con  l’età, passando  da una persona su 1.000 con meno di 65 anni a 20 su mille nella   popolazione di ultrasessantacinquenni e oltre. Gli ottantenni o  ultraottantenni  hanno una possibilità su cinque di sviluppare la  malattia, e per gli  ottantacinquenni ed oltre il margine si restringe  ulteriormente a uno su tre. 1</p>
<p>Nei prossimi  30-40 anni, ci si attende che la diffusione globale della malattia di Alzheimer  triplichi<a id="_ednref3" name="_ednref3"></a><a href="http://www.terzaeta.com/med/patologie_ricorrenti/demenza.html#_edn3">[iii]</a> per effetto dell’aumento del numero delle  persone anziane. Questa  tendenza all’invecchiamento è più evidente in Europa:  entro il 2050 si  prevede che questo continente avrà 7 delle 10 nazioni più  anziane del  mondo. Si stima che il 35% della popolazione europea sarà   ultrasessantenne entro il 2050, a confronto del 20% dell’anno 2000 <a id="_ednref4" name="_ednref4"></a><a href="http://www.terzaeta.com/med/patologie_ricorrenti/demenza.html#_edn4">[iv]</a> . Attualmente nelle 5 maggiori nazioni  europee (Francia, Germania,  Italia, Spagna e Regno Unito) oltre 6 milioni di  persone sono affette  da malattia di Alzheimer: quasi la metà dei casi rimane  senza diagnosi.  3</p>
<p>La malattia  di Alzheimer è più diffusa tra la donne,  anche perché costituiscono la parte  più ampia della popolazione  anziana: tra i 65 e i 79 anni ci sono tre donne per  ogni due uomini<em>.</em> Questa proporzione aumenta per ogni decennio: per ogni  maschio ultraottantenne ci sono più di due donne. <a id="_ednref5" name="_ednref5"></a><a href="http://www.terzaeta.com/med/patologie_ricorrenti/demenza.html#_edn5">[v]</a> In più, le donne sono quelle che  più spesso si prendono cura di  persone affette dalla malattia di Alzheimer:  come emerge da  un’indagine, le donne rappresentano il 77% dei caregiver. <a id="_ednref6" name="_ednref6"></a><a href="http://www.terzaeta.com/med/patologie_ricorrenti/demenza.html#_edn6">[vi]</a></p>
<h3>Impatto sulla famiglia/sui caregiver</h3>
<p>L’impatto  psicologico, emotivo, sociale ed economico  della malattia sulle famiglie e su  quanti vivono con un malato di  Alzheimer è enorme. Famiglie e amici di persone  affette da malattia di  Alzheimer sopportano pesi psicologici e finanziari, e i  caregiver  stessi sono ad alto rischio di incorrere in problemi fisici e di  salute  mentale. 5 Tra i caregiver recentemente intervistati in  Francia,  Italia, Spagna, Regno Unito e Australia, il 77% pensa che assistere  una  persona affetta da malattia di Alzheimer sia “faticoso”, il 66% pensa  che  sia “impegnativo” e il 57% lo considera “deprimente” a causa dei  sacrifici  richiesti. Il 75% dei caregiver rivela di non essere più in  grado di avere una  vita sociale, il 63% dice di non avere più la  possibilità di prendersi periodi  di vacanza. 6</p>
<p>Lo stesso  studio ha rilevato che l’80% delle persone  affette da malattia di Alzheimer  vengono curate a casa e la  maggioranza riceve assistenza da familiari o amici.  6 Spesso viene  intrapresa l’assistenza domestica nel tentativo di  continuare a  mantenere autonome le persone affette da demenza e ritardare così  il  ricovero il più a lungo possibile. In Europa risultano  parecchie le  ragioni alla base della scelta dell’assistenza domiciliare: un  numero  limitato di ospizi, alti costi per le strutture di lunga degenza e una   preferenza di tipo etico-culturale nel mantenere a casa i genitori  anziani con  le loro famiglie.</p>
<h3>Impatto economico</h3>
<p>Con oltre 6 milioni di casi di malattia di Alzheimer, le  cinque maggiori nazioni europee sostengono un peso economico grande e  crescente. Per esempio nel Regno Unito i costi totali diretti della  malattia di Alzheimer sono stati stimati annualmente tra i 7.06 miliardi  e i 14.93 miliardi di sterline. [vii] Si tratta di una malattia  relativamente dispendiosa in termini di costo economico, se confrontata  con l’infarto, le malattie cardiache e il cancro. 7</p>
<p>Una stima dei costi della malattia di Alzheimer non  può prescindere, inoltre, dalla valutazione dei costi indiretti  (principalmente il valore del tempo attivo perso dai pazienti e dai  caregiver e il valore delle vite perse prematuramente). 7 È spesso  difficile per i caregiver quantificare il tempo occupato nell’assistere  il loro caro, lontano dalle loro attività, ed è difficile quantificare  un costo per lavalutazione di questo tempo. [viii]</p>
<h3>Fattori di rischio</h3>
<p>Mentre le cause precise della malattia di Alzheimer sono  sconosciute, i fattori di rischio studiati comprendono: l’età, il sesso,  l’educazione, i traumi cranici, il fumo, l’alta pressione sanguigna e  l’ipercolesterolemia. 6, [ix]</p>
<h3>Sintomi, diagnosi e progresso della malattia</h3>
<p>La malattia di Alzheimer è una patologia progressiva che  solitamente inizia con dei leggeri vuoti di memoria e si conclude con  gravi perdite cognitive e funzionali nonchè una significativa atrofia  cerebrale. Il tasso di progressione della malattia può essere diverso:  le persone affette da malattia di Alzheimer vivono in media otto anni  dopo la prima comparsa dei sintomi, ma la durata della malattia può  oscillare tra tre e vent’anni. [x]</p>
<p>La malattia di Alzheimer inizia lentamente. Il primo  sintomo più comune può essere un leggero senso di perdita di memoria. In  questa fase l’individuo può presentare difficoltà nel ricordare eventi  recenti o i nomi delle persone o cose familiari, o può ripetere le  stesse domande durante le conversazioni. Si assiste al calo delle  capacità di esercitare abilità funzionali o sociali complesse come ad  esempio pagare i conti o gestire le finanze o programmare una cena per  gli ospiti. Chi è affetto da Alzheimer allo stadio medio può dimenticare  come svolgere semplici compiti, come ad esempio lavarsi i denti o  pettinarsi. Non riesce più a pensare con chiarezza. Inizia ad avere  problemi a vestirsi in modo adeguato senza essere controllato, a  ricordare il nome della propria moglie o del caregiver principale, a  curare l’igiene personale. Mentre la malattia progredisce, può perdere  la capacità di parlare in modo chiaro, necessita di essere aiutato a  mangiare e a lavarsi e perde la capacità di camminare senza essere  sostenuto. [xi] In ogni caso può rendersi necessaria un’assistenza  totale. [xii]</p>
<p>Attualmente non esiste alcun test per diagnosticare  la malattia di Alzheimer. Comunque una diagnosi clinica accurata al 90%  può essere formulata attraverso una storia clinica, ricostruita completa  con l’aiuto di un parente o un amico stretto, insieme a un esame fisico  e mentale approfondito. 10</p>
<h3>Terapia</h3>
<p>Sebbene non ci sia una cura per la malattia di Alzheimer,  è possibile aiutare i pazienti a gestire i sintomi della malattia. I  farmaci prescrivibili a disposizione dei medici comprendono gli  inibitori della colinesterasi[xiii] e un antagonista del recettore per  il N-metil-D-aspartato (NMDA). [xiv] Questi composti consentono di  migliorare,  stabilizzare o rallentare il calo dei sintomi cognitivi,  funzionali o comportamentali della malattia. L’individuazione, la  diagnosi e la cura tempestiva della malattia di Alzheimer è una priorità  nel mantenimento di livelli di prestazione più elevati e duraturi.  [xv], [xvi]</p>
<p>È anche possibile aiutare le persone affette da malattia di  Alzheimer e i loro caregiver in altri modi, attraverso la consulenza,  l’assistenza personalizzata per il singolo paziente e training per i  caregiver. Infine, il sostegno offerto dalle associazioni per  l’Alzheimer può aiutare a mobilitare le famiglie provate da questa  malattia.</p>
<p>http://www.terzaeta.com/medicina-e-salute/demenza-senile.asp</p>
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		<title>DEMENZA SENILE UN&#8217;ESPERIENZA PERSONALE</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 10:24:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>centro anziani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Demenza senile]]></category>

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		<description><![CDATA[Gennaro Gallo vuole raccontare la sua esperienza personale, nella quale molti si riconosceranno, per aiutare tutti coloro che hanno un familiare malato di Alzheimer. Ho conosciuto mia moglie quando eravamo ragazzi e siamo ormai sposati felicemente da 57 anni, con figli, nuore e nipoti. I primi segnali della malattia comparvero nell&#8217;estate di 4 anni fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: verdana; font-size: x-small;"><em>Gennaro Gallo vuole raccontare la sua esperienza personale, nella quale molti si riconosceranno,<br />
per aiutare tutti coloro che hanno un familiare malato di Alzheimer.</em></span></p>
<p>Ho conosciuto mia moglie quando  eravamo ragazzi e siamo ormai sposati felicemente da 57 anni, con figli, nuore e nipoti.<br />
I primi segnali della malattia comparvero nell&#8217;estate di 4 anni fa e furono all&#8217;inizio certamente sottovalutati,  anche perchè ero completamente impreparato.<br />
Adriana, donna coraggiosa, attiva, vivace per carattere sempre sorridente e cordiale con chiunque, cominciò  a diventare <strong><em>sospettosa, diffidente, paurosa: soffriva di allucinazioni e vedeva intrusi dappertutto, era in continuo  affaccendamento, aveva paura di tutto e di tutti</em></strong> e cercava di ovviare nascondendo le sue cose ed il denaro in  posti dove poi non si riuscivano più a trovare; <em><strong>divenne aggressiva</strong></em>. Certamente fu una fase iniziale  molto dolorosa non solo per me ed i miei familiari, ma soprattutto per lei che nelle fasi di lucidità dimostrava di  essere ancora consapevole delle &#8220;stranezze&#8221; che commetteva.<br />
La malattia purtroppo fece il suo corso con una perdita progressiva della memoria, della funzione motoria,  della parola e della capacità di ragionamento. Questo stato di cose rese assai arduo il compito dell&#8217;assistenza, che  mia moglie respingeva, dichiarandosi ancora in grado di gestire le faccende di casa. Io, peraltro, avevo escluso fin  dall&#8217;inizio l&#8217;ipotesi di un suo ricovero, perchè mi avrebbe privato del suo affetto e della sua presenza.</p>
<hr />
<p><em><strong>A costo di qualsiasi sacrificio decisi che l&#8217;avrei tenuta nella sua casa</strong></em></p>
<hr />
<p>Le terapie farmacologiche decise dai medici, dopo successive approssimazioni, ebbero l&#8217;effetto di tranquillizzarla,  per cui la situazione ebbe un&#8217;evoluzione favorevole e mia moglie divenne più tranquilla e man mano le reazioni vivaci  e violente, furono meno frequenti, per cui riuscii ad organizzare un&#8217;assistenza che richiese l&#8217;apporto,  a tempo più o meno pieno, di 2 persone.<br />
Accadde come se l&#8217;Adriana di prima,  fondamentalmente sana, che fino a 80 anni si definiva &#8220;anziana&#8221;, avesse  visto nello specchio la sua attuale immagine ed avesse preso coscienza  del suo stato di donna vecchia ed invalida, indifesa e bisognosa di  aiuto per ogni sua necessità.<br />
Da quel momento le sue reazioni verso  il personale che l&#8217;assiste ed anche verso di me sono diventate più  morbide ed anzi ha assunto un comportamento di rassegnazione e  disponibilità, ricambiando le &#8220;cure&#8221; e l&#8217;assistenza ricevute con  sorrisi, bacini affettuosi ed espressioni come<em> &#8220;grazie, scusi, come sei bella, come sei brava&#8221;</em>.</p>
<hr />
<p><em><strong>In ciò riemerge il suo carattere innato di persona gentile.</strong></em></p>
<hr />
<p>Adriana riserva effusioni particolari nei momenti in cui il personale,  sostenendola a due mani, le fa fare il giro della casa, che soddisfa il  suo desiderio di muoversi, che esprime, quando è seduta in poltrona,  dicendo <em>&#8220;andiamo?&#8221;</em> e che, a giro concluso le fa dire <em>&#8220;com&#8217;è bella la mia casa!&#8221;</em>.<br />
E&#8217;  evidente che mia moglie ha assoluta fiducia nelle 2 persone che a turno  l&#8217;assistono: le riconosce e spesso le chiama per nome. Costoro, d&#8217;altro  canto, si sono affezionate all&#8217;inferma, le parlano e la trattano con  molto garbo. In tutto questo anch&#8217;io, che gestisco alla meglio il &#8220;mènage&#8221; di questa  piccola comunità, ho la mia parte e devo essere il più possibile  presente per rispondere alle sue frequenti chiamate<em> &#8220;papà, papà, il mio papà!&#8221;</em><br />
Il suono della mia voce la tranquillizza e mi ricompensa con qualche  bella parola, con un sorriso e stringendo la mia mano forte e a lungo:  appoggiare il suo piede sulla mia scarpa, la rassicura. Ho anche capito,  da diversi suoi micro-segnali, che Adriana ha compreso quale sia il  ritmo delle operazioni giornaliere che la riguardano, e, anche se sono  fastidiose, vi si sottomette senza protestare. Spesso la sera, quando  ormai stanca desidera essere portata a letto, anticipa un <em>&#8220;grazie&#8221;</em> innanzi tempo, che può sembrare senza motivo, ma che invece ha un significato preciso per chi conosce la nostra situazione.</p>
<hr />
<p><em><strong>Noto inoltre che Adriana dà segni di gradimento se le faccio ascoltare<br />
canzoni del passato che le piacevano e se le leggo<br />
piccoli brani su argomenti che un tempo ben conosceva. </strong></em></p>
<hr />
<p>Da tutti questi elementi, mi pare di poter dire che in lei ci sia una  leggera ripresa della memoria e che la sua mente formuli dei pensieri  che poi purtroppo non riesce ad esprimere se non con mezze frasi, magari  incomprensibili.</p>
<p>E&#8217; opinione corrente  che nello stato avanzato della malattia, questi infermi <strong>&#8220;non capiscano&#8221;, &#8220;non afferrino&#8221;</strong> per cui in loro presenza ci si potrebbe muovere ed esprimere liberamente, anche parlando di loro.</p>
<hr />
<p><strong><em>Devo dire, invece, che Adriana coglie nelle persone che le stanno vicine anche<br />
le più piccole sfumature del tono di voce, dell&#8217;espressione del viso<br />
e dello sguardo, nota i gesti concitati ed intuisce,<br />
forse a suo modo, situazioni che la turbano: lo stesso si può dire per le<br />
discussioni troppo animate fatte in sua presenza o le scene di violenza in televisione.</em></strong></p>
<hr />
<p>Nel mio caso i familiari costituiscono un valido supporto esterno:  durante le loro visite ormai purtroppo mia moglie non pare riconoscerli,  ma se la presenza si prolunga alle loro parole risponde con un sorriso e  talvolta sembra averli identificati dicendo<em> &#8220;ah, sei qui?&#8221;</em><br />
Questo è ormai il ritmo della nostra piccola comunità: è una realtà  che per me all&#8217;inizio è stato difficile accettare, anche per la continua  presenza nella nostra casa, di persone estranee. Sono soprattutto  convinto che essere nella sua casa sia fondamentale per Adriana che si  trova nell&#8217;ambiente che conosce da anni, circondata in continuazione da  persone che le sono familiari, ed anche per me che ho trovato nella sua  malattia una precisa ragione di vita.<br />
Naturalmente sento vivamente la mancanza di colloquio con mia  moglie, colloquio che in ogni momento, anche in tempi difficili, e per  lunghi anni, ha tenuto salda la nostra unione. Anche in queste  condizioni Adriana mi è tanto cara e mi fa tanta compagnia: la sua  malattia, anche col conforto della Fede, mi ha fatto ancora crescere  nonostante i miei 87 anni.<br />
Dobbiamo augurarci tutti che il progresso della scienza medica  riesca, in un futuro abbastanza prossimo, ad alleviare le sofferenze di  questi malati e di conseguenza quelle dei loro familiari.</p>
<p><em>Gennaro Gallo</em></p>
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		<title>Parkinson e Alzheimer, nuove terapie</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 16:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>centro anziani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pescara – I Laboratori del CE. S. I., Centro Studi sull’Invecchiamento dell’Universita’ di Chieti e Pescara si sta sperimentando una nuova terapia per la cura del Morbo di Parkinson. In collaborazione con l’Universita’ di Yale, del New Haven lo studio e’ iniziato con una riproduzione del meccanismo fisiopatogenetico della malattia di Parkinson. La letteratura medica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pescara – I Laboratori del CE. S. I., <a href="http://www.unich.it/speciale2006/index.htm" target="_blank">Centro Studi sull’Invecchiamento dell’Universita’ di Chieti e Pescara</a> si sta sperimentando una nuova terapia per la cura del Morbo di <a href="http://www.morbo-parkinson.it/" target="_blank">Parkinson</a>.  In collaborazione con l’Universita’ di Yale, del New Haven lo studio e’  iniziato con una riproduzione del meccanismo fisiopatogenetico della  malattia di Parkinson.</p>
<p>La letteratura medica fin’ora riporta esperienze che descrivono il  difetto delle cellule di liberarsi dalle proteine in eccesso attraverso  il sistema <strong>ubiquitina-proteasoma </strong>(1) le quali in seguito tendenzialmente <strong>degradano</strong>.  Questa puo’ essere una caratteristica distintiva che segnala il  Parkinson; in seguito infatti l’inibizione vera e propria del sistema  ubiquitina-proteasoma potrebbe causare lo sviluppo della malattia (2).<br />
Lo studio condotto a Pescara parte dal presupposto che tra gli inibitori  del proteasoma vi e’ lo (Z-lle-Glu(OtBu)-Ala-Leu-al [PSI]: iniettando  lo <strong>PSI</strong> per via sottocutanea in ratti a giorni alterni per due settimane, gli animali sviluppano un <strong>parkinsonismo progressivo</strong>.  In seguito all’inibizione del proteasoma i neuroni dopaminergici  muoiono per apoptosi. Lo studio ha l’obiettivo di sperimentare dei nuovi  farmaci che consentano di contrastare l’apoptosi cellulare.<br />
L’Universita’ italiana ha proposto <em>occasioni formative nel campo della neurologia</em> a diversi centri di sperimentazione di prestigio anche stranieri, come  ad esempio il Dipartimento di Neurologia della “Universitatsklinikum  Schleswig-Holstein” di Kiel in Germania; l’Istituto di Neurologia “UCL”  di Londra; il Dipartimento di Neurologia dell’Universita’ di Innsbruck e  Il Dipertimento di Neurologia e Psichiatria Cognitiva di Los Angeles.  L’effettuazione delle sperimentazioni di <a href="http://www.medtronic.com/italy/about/lavorare.html" target="_blank">stimolazione cerebrale</a> invece sono effettuate attraverso studi teorico-pratici nei laboratori Medtronic (3).</p>
<p><strong>References:</strong></p>
<p>(1) Dipartimento di Neurologia e Psichiatria di Los Angeles, CA.<br />
(2) Dipartimento di Neurologia dell’Universita’ di Innsbruck, Austria.<br />
(3) http://www.marcoonofrj.it/ Sito Internet dell’Equipe di ricerca medica dell’Universita’ di Pescara e Chieti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>http://www.tantasalute.it/articolo/parkinson-e-alzheimer-nuove-terapie/288/</p>
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		<title>Alzheimer, terapia con molecola Ngf</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 16:52:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>centro anziani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazioni Alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove cure alzheimer]]></category>

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		<description><![CDATA[Grazie alla molecola Ngf (Nerve growth factor &#8211; il fattore di crescita nervoso), è possibile migliorare le capacità cognitive dei pazienti colpiti dal morbo di Alzheimer grazie anche alla sua particolare forma di somministrazione, il farmaco, sotto forma di collirio, raggiungere i neuroni celebrali limitando alcuni effetti avversi della patologia. Questa nuova scoperta è stata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie alla molecola Ngf (Nerve growth factor &#8211; il fattore di crescita  nervoso), è possibile migliorare le capacità cognitive dei pazienti  colpiti dal <a title="Sindrome di Alzheimer e nuove cure" href="http://www.universonline.it/_scienza/articoli_med/05_10_31_a.php">morbo di Alzheimer</a> grazie anche alla sua particolare forma di somministrazione, il  farmaco, sotto forma di collirio, raggiungere i neuroni celebrali  limitando alcuni effetti avversi della patologia. Questa nuova scoperta è  stata fatta da un team di ricercatori del Cnr dell&#8217;Università di Roma  &#8220;Campus&#8221;, i dettagli sono stati pubblicati sulla rivista scientifica  Brain Research.</p>
<p>Lo studio clinico, condotto da Luigi Aloe dell&#8217;Istituto di  neurobiologia e medicina molecolare (Inmm) del Consiglio nazionale delle  ricerche di Roma e da Alessandro Lambiase della Clinica oculistica  dell&#8217;Università di Roma &#8220;Campus&#8221;, apre nuove interessanti prospettive  nella cura della malattia di Alzheimer, i ricercatori hanno evidenziato  come il collirio basato sulla molecola Ngf riesce ad agire sui neuroni  del prosencefalo basale prevenendone la morte.</p>
<p>Il fattore di crescita del sistema nervoso (Ngf) fu scoperto all&#8217;inizio  degli anni cinquanta da Rita Levi Montalcini, per tale scoperta la  ricercatrice nel 1986 ricevette anche il premio Nobel per la medicina.  Negli anni successivi alla scoperta numerosi studi sono stati fatti  intorno alla molecola evidenziando che possedeva la capacità di  stimolare la crescita ed il differenziamento di neuroni del sistema  nervoso periferico. Ulteriori approfondimenti hanno mostrato che l&#8217;Ngf  agisce anche su alcuni tipi di neuroni del sistema nervoso centrale e su  cellule del sistema immunitario.</p>
<p>Non è da molti anni che si sono intrapresi degli studi che hanno messo  in correlazione gli effetti della molecola Ngf con la malattia di  Alzheimer, il fattore di crescita nervoso può infatti essere un  potenziale agente terapeutico della patologia. La molecola è però  incapace di attraversare la barriera ematoencefalica, per questo motivo  necessita di una somministrazione intracerebrale in prossimità delle  aree cerebrali colpite dalla patologia.</p>
<p>Il ricercatore Luigi Aloe spiega che la somministrazione della molecola  Ngf per via oculare, resa possibile dall&#8217;esistenza di una connessione  anatomica tra cervello e sistema oculare, rappresenta una strategia  nuova, non invasiva e in grado di aggirare la barriera cerebrale. Le  metodologie utilizzate fino ad oggi per la somministrazione della  molecola Ngf erano molto costose, invasive e presentavano notevoli  rischi per i pazienti. Lo sviluppo di nuove metodologie di  somministrazione meno invasive e più sicure per i pazienti consentono un  uso più ampio della molecola in campo clinico per il trattamento di  queste patologie degenerative.</p>
<p>Gli esperi spiegano che in futuro la molecola potrà essere  somministrata agli esordi della malattia come semplice collirio, in  questo modo si potrebbe ridurre, se non addirittura bloccare, la  degenerazione della malattia che purtroppo colpisce sempre più persone.  Attualmente (2006) nel mondo ci sono circa 15 milioni di persone colpite  dal morbo di Alzheimer, un numero che secondo gli esperti potrebbe  raddoppiare nel giro di 20-30 anni.</p>
<p>Questo importante studio che apre la strada a nuove prospettive  terapeutiche è stato finanziato dal Cnr, dal progetto Firs (Fondo  integrativo speciale per la ricerca) e dalla Fondazione G.B. Bietti di  Roma.</p>
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